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Certificazione energetica per gli edifici esistenti: cancellata per alcuni, ma non per tutti

Scritto da Ernesto_Rubolino il 23 ottobre 2008
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La certificazione energetica degli immobili, cancellata a livello nazionale, sopravvive in quelle Regioni virtuose che da tempo hanno approvato leggi in materia. Cronistoria di una vicenda tutta italiana

Lo scorso agosto, in un momento di calma apparente, il governo in carica ha messo mano, tra le altre cose, anche alla normativa sulla certificazione ambientale degli immobili. L’esecutivo, facendo per molti un passo indietro e per altri un passo avanti, ha infatti convertito in legge (L. 133/2008) il DL 112/2008 contenente alcune disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Tra queste anche quelle che, abrogando i commi 3 e 4 dell’articolo 6 del D.Lgs. 192/2005 e i commi 8 e 9 dell’articolo 15 dello stesso D.Lgs., hanno cancellato l’obbligo di allegare la certificazione energetica in caso di compravendita e locazione di immobili esistenti, escludendo, al contempo, la nullità del contratto di vendita in assenza del suddetto attestato.
Dunque, nessun certificato energetico che attesti i consumi dell’immobile dovrà essere predisposto affinché la compravendita o la locazione di una casa sia valida.

Dalla teoria alla pratica
Questo almeno in teoria perché in pratica le cose sono più complesse di quel che sembrano. Proviamo a fare un po’ d’ordine. La certificazione energetica è stata introdotta con il D.Lgs. 192/2005 di ratifica della direttiva europea 2002/91/CE. Il provvedimento ha istituito l’obbligo di valutare e documentare le performance energetiche degli edifici delegando però alle Regioni il compito di darne attuazione mediante leggi regionali. Le Regioni, come spesso accede, si sono mosse in ordine sparso: alcune, tra le quali la Lombardia, hanno emanato leggi attuative degli indirizzi presenti nel D.Lgs. nazionale, mentre altre hanno lasciato che lo stesso rimanesse lettera morta.

Il caos normativo
Arriviamo così alla scorsa estate quando, con la L. 133/2008, il governo di centro-destra, lasciando invariato quanto previsto per gli immobili di nuova costruzione, ha deciso di abrogare alcuni articoli del decreto 192/2005 cancellando di fatto, non solo l’obbligo di allegare agli atti di compravendita di immobili “usati” la dichiarazione di conformità degli impianti prevista dall’abrogato articolo 13 del DM 37/2008, ma anche l’obbligo di certificazione energetica per gli edifici esistenti. Il tutto, senza chiaramente entrare nel merito delle normative regionali nel frattempo adottate che, pertanto, restano teoricamente valide. Ed è qui che le cose si complicano perché se da un lato si può essere certi della cancellazione dell’obbligo di allegazione del certificato energetico agli atti di compravendita nelle Regioni che non hanno istituito proprie normative sul punto, dall’altro, meno certa appare l’abrogazione in quelle Regioni che, dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 192/2005, hanno provveduto ad istituire in prima persona tale obbligo con tanto di sanzioni in caso di non ottemperanza.

Nonostante tutto… l’obbligo resta
Nel dubbio, tralasciando commenti e prese di posizione non sempre autorevoli, è lo stesso Consiglio Nazionale del Notariato a pronunciarsi sulla questione affermando, anche attraverso uno studio sugli effetti generati dalla Legge 133/2008 consultabile sul suo sito web (www.notariato.it, sez. certificazione energetica), che, in queste prime fasi di applicazione della nuova normativa, nelle Regioni in cui sono state “emanate leggi o regolamenti in attuazione della disciplina statale, stante l’incertezza sulla soluzione da adottare con riferimento al rapporto tra legislazione statale e regionale, si dovrà continuare ad applicare la disciplina che prevede l’obbligo di allegazione della certificazione energetica”.
Ma questa, si sa, è solo un’interpretazione, perché, come spesso capita di osservare a chi, come noi, opera direttamente sul campo, la prassi notarile non sembra così propensa ad allinearsi agli indirizzi del Consiglio. Questo, con buona pace degli utenti e, perché no, anche degli operatori del settore, eccezion fatta chiaramente per la nascente lobby dei certificatori che, se passasse la non obbligatorietà dell’allegazione, vedrebbe svanire nel nulla una consistente fetta del business.

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